Giovedì 24 Mag 2018
 



Origine e diffusione del castagneto

(G. Bounius, Torino 2002)

festa della castagnaLa storia geobotanica del castagno europeo (Castanea sativa) in Italia è ancora controversa ma la maggioranza degli studiosi è oggi favorevole all'indigenato della specie. Indicazioni polliniche confermano il castagno come componente della flora pleistocenica italiana e, più in generale, un relitto terziario la cui area naturale si è ristretta gradualmente all'Europa meridionale a seguito delle successive glaciazioni. Con l'alternarsi di condizioni climatiche molto severe, il castagno è regredito verso sud, senza estinguersi. Ritrovamenti pollinici un po' ovunque in Italia testimoniano della sua sopravvivenza all'ultima espansione glaciale e della sua presenza in zone di rifugio collinari o di bassa valle, anche prima della comparsa dell'uomo. Possiamo immaginare che le castagne conosciute dall'uomo preistorico fossero molto piccole e che venissero consumate, forse anche cotte, come testimoniano residui di frutti, uniti a ghiande, in vasi di terracotta, rinvenuti in Liguria e in Savoia, risalenti all'età del ferro.

L’intervento antropico ha ampliato la distribuzione geografica del castagno, la coltura ha esteso l'area di C. saliva nel bacino mediterraneo a tal punto che è molto difficile distinguerla dall'areale naturale di distribuzione. Come per molti alberi fruttiferi, l'Asia Minore e, più in particolare, la regione Transcaucasica, da molti ritenuta area di origine della castanicoltura, è da considerarsi il centro che per primo ha domesticato, coltivato e diffuso la specie. Il percorso della coltura sembra quindi partire dalla Lidia (regione della Turchia) per giungere dapprima in Grecia e poi in Italia.

In Emilia il castagno è stato protagonista (e per certi versi lo è ancora) del paesaggio forestale della fascia medio-montana, dai 4/500 m fino agli 8/900. Ove possibile, l’uomo lo ha sovrimposto alle originarie foreste di roverella e cerro, soprattutto su pendici nord e su suoli profondi derivanti da arenarie. Sulle argille, non tollerate dal castagno, tale sostituzione non è stata possibile. La castagna ha fornito così all’uomo un alimento cardine, su cui si è basata la sopravvivenza, per secoli, di intere popolazioni.